Anita sta bene: quando la paura va in diretta – Sport

di Leone Turrini

Forse ci vorrebbe la penna di Sir Arthur Conan Doyle per raccontare il salvataggio della povera Anita Alvarez, nuotatrice impegnata nelle finali di sincronizzato ai mondiali di Budapest. Perché quel… miracoloso ripescaggio, da parte del suo allenatore, la signora Fuentes, rimanda advert altre immagini iconiche che hanno alimentato il mito dello sport in bilico tra gioia e tragedia.

Cosa c’entra il padre letterario di Sherlock Holmes, Conan Doyle? Presto detto: fu lui, cronista alle Olimpiadi di Londra del 1908, a raccontare per il suo giornale il crollo e la resurrezione di Dorando Pietri. Il corridore emiliano, fornaio di professione, è crollato mentre si preparava a prendere l’oro alla maratona. Peccato, alcuni giudici di gara lo hanno soccorso, rimesso in piedi e sostenuto fino al traguardo. La vittoria di Dorando è stata annullata secondo le regole, eppure il mondo intero, grazie anche a Sir Arthur Conan Doyle, si è innamorato di quella storia.

Perché c’è poco da fare: quando l’emozione diventa angoscia veniamo fatalmente ipnotizzati, forse perché, all’improvviso, ci ricordiamo all’improvviso che c’è qualcosa di più importante del Risultato, anche se con la R maiuscola.

Solo un anno fa, per così dire, abbiamo istintivamente scoperto che eravamo tutti danesi, ammirando la stoica compostezza con cui i compagni dell’allora interista Eriksen proteggevano gli spasmi della sua fortunatamente breve agonia. C’period, in quel gesto corale, la simbolica difesa della dignità dell’essere umano.

Amico, sì. Che si riconosce e si riflette nel prossimo nell’istante supremo. Poco prima della sua morte, il grande Niki Lauda ha voluto presentare ai suoi figli un ex compagno di corse, Arturo Merzario. Non avevano quasi mai sentito parlare di lui, gli eredi del tre volte campione del mondo di System 1. Lauda disse alla prole: Se questo signore non fosse stato là, non saresti mai nato.

Ed period vero. In una domenica d’property del 1976, sul terrificante circuito del Nurburgring in Germania, la Ferrari di Niki si schiantò contro delle rocce e prese fuoco. Merzario, giunto sul posto a bordo della sua auto, si è unito ai colleghi che non volevano rassegnarsi all’irreparabile. Fu lui, che aveva perso il lavoro in Ferrari proprio a causa dell’assunzione di Lauda, ​​che si gettò nelle fiamme e salvò un mondo, perché chi salva una vita salva un mondo.

E anche allora ci vorrebbe la penna di Conan Doyle.

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