Bellezza e terrore: luoghi del colonialismo e del fascismo

luogo: MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina (Napoli).
trattamento: Kathryn Weir.

Bellezza e Terrore parte da Napoli negli anni intorno al 1940, per analizzare, attraverso gli occhi degli artisti e il pensiero critico, la storia e l’eredità contemporanea dell’interconnessione tra colonialismo e fascismo. Sottolineando una concomitanza geografica e temporale tra storie raramente raccontate insieme, il progetto presenta ricerche artistiche, opere e installazioni che rivelano i legami tra l’assoluta violenza fisica e psicologica del colonialismo e quella del fascismo, ed esplorano l’apparato filosofico, estetico e iconografico che sta alla base Entrambi. Questa connessione è tornata drammaticamente al centro del dibattito internazionale negli ultimi anni, in particolare con l’ascesa dell’ultranazionalismo populista in Europa e nelle Americhe, e con l’impatto internazionale del movimento Black Lives Matter che si è concentrato sulle forme strutturali. di violenza ed esclusione.

Discorso sul colonialismo (1950) del saggista e poeta Aimé Césaire ha denunciato il fatto che il nazionalsocialismo ha applicato in Europa una scala di violenza assoluta che fino advert ora period stata riservata alle colonie, un’analisi che approfondisce la politologa e filosofa Hannah Arendt nelle sue Origini del totalitarismo (1951). La seconda guerra mondiale traduce in realtà, nel contesto del fascismo europeo, i metodi sviluppati nelle piantagioni e nelle colonie di schiavi, come sottolineato dal filosofo politico contemporaneo Achille Mbembe nel suo saggio “Necropolitica” (2003), che sostiene che “nella filosofia moderna pensiero, in pratica e nell’immaginario politico europeo, la colonia rappresenta il luogo dove la sovranità consiste sostanzialmente nell’esercizio di un potere al di fuori della legge” e” dove si ritiene che la violenza dello stato di eccezione operi al servizio dell’ civiltà'”. Gli abitanti di questi territori sono considerati parte integrante del paesaggio e la loro umanità e sovranità non sono legalmente riconosciute, così da consentire l’espropriazione di terre e risorse nell’impunità. Altri studiosi dell’imperialismo europeo, come Franz Fanon e Sylvia Wynter, hanno insistito sull’importanza non solo della dimensione fisica ma anche psicologica del colonialismo. Oggi si possono tracciare molti parallelismi con i “migranti economici” provenienti da aree precedentemente colonizzate e con le loro esperienze di detenzione e sfruttamento.

Magnificence and Terror riunisce opere d’arte basate sulla ricerca che rispondono a eventi poco discussi, architettura e materiali d’archivio. Le indagini artistiche su paesaggi e luoghi testimoniano l’imposizione di un’egemonia economica al Sud da parte del Nord, rafforzata sia da un controllo del sapere scientifico, sia da apparati di idealizzazione estetica ed esotismo advert esso paralleli. Il progetto riflette in particolare sulla Mostra d’Oltremare inaugurata a Napoli il 9 maggio 1940 – dispositivo esperienziale per educare le masse alla visione mussoliniana dell’imperialismo fascista italiano “predestinato” – per poi chiudersi un mese dopo, quando l’Italia entra in guerra. Meno nota è la storia di una sessantina di donne, uomini e bambini, trasportate dall’Etiopia, dalla Somalia e dall’Eritrea e costrette a partecipare alla costruzione della Mostra d’Oltremare per poi comparire nel suo “villaggio indigeno”. Quando la guerra raggiunge Napoli, le famiglie vengono confinate negli spazi della mostra stessa in mezzo ai bombardamenti, prima di essere trasferite in un ex campo di internamento femminile a Treia. La scelta di Napoli come sede della Mostra d’Oltremare, concepita dopo l’invasione dell’Etiopia da parte di Mussolini nel 1936, riflette la volontà del governo fascista di sottolineare il carattere “imperiale” di un porto mediterraneo che collegava l’Italia con l’Africa sin dal epoca classica, definendo così i termini dell’espansione coloniale italiana dell’epoca come già scritto nella storia dell’Impero Romano.

Nell’ambito di Bellezza e Terrore, la Madre ha commissionato nuovi lavori, laboratori e efficiency che intrecciano dati storici e pensiero critico. Gli artisti coinvolti – Rossella Biscotti, Sarah Abdu Bushra & Dawit Seto, Alessandra Cianelli, Leone Contini, Decolonizing Structure Artwork Analysis (DAAR), Binta Diaw, Theo Eshetu, Délio Jasse, Giulia Piscitelli e Justin Randolph Thompson – riflettono sul contenuto, il l’estetica e il significato delle tracce narrative, visive e storiche di questo periodo, dai materiali archivistici al patrimonio architettonico. Si appropriano di elementi di un “patrimonio difficile”, comprese le mappe degli anni ’30 dell’Associazione Turistica Italiana dell’Africa Orientale Italiana; fotografie scattate da Hilmar Landwehr, un soldato della Wehrmacht in Campania tra il 1942 e il 1943; immagini dalle riviste “La difesa della razza” e “Tempo”, sovvenzionate dal regime fascista. Nello spazio espositivo viene presentato un programma di eventi per ampliare le tematiche sollevate dalle opere in mostra.

Immagine in primo piano
Giulia Piscitelli ex Padiglione della Civiltà Cristiana in Africa – 1995 2022 (half.)

أضف تعليق

A note to our visitors

This website has updated its privacy policy in compliance with changes to European Union data protection law, for all members globally. We’ve also updated our Privacy Policy to give you more information about your rights and responsibilities with respect to your privacy and personal information. Please read this to review the updates about which cookies we use and what information we collect on our site. By continuing to use this site, you are agreeing to our updated privacy policy.