Chiesa di San Tommaso

Qualche giorno fa, mentre accompagnavo un’amica che veniva per la prima volta in città a visitare il centro storico, lungo la by way of Romagnosi diretta alla Galleria Vittorio Emanuele III, il suo sguardo intravide il retro della chiesa di S. Tommaso, e stordito dall’incongruenza della sua cupola mi chiese: “.. è un osservatorio astronomico? “. Chiarì subito che si trattava di uno degli edifici più importanti della città, capostipite diArchitettura Araba Siciliana Normannama l’impressione da quella prospettiva period che non poteva essere biasimata.

Uno dei momenti più alti nella storia dell’architettura dell’isola è quello diArchitettura Araba Siciliana Normanna. Un linguaggio che assume un valore culturale universale, contraddistinto dall’attitudine inclusiva delle precedenti esperienze architettoniche e culturali.

Figura indigena sviluppatasi durante la dominazione normanna che teneva conto dei codici fondamentali del luogo in cui si insediò. Sintetizzò le tradizioni locali, in primis quella araba e quella bizantina che a quel tempo erano l’immagine incontrastata dei popoli mediterranei e della loro storia. A queste esperienze espressive innestò coraggiosamente la tradizione romanica del nord Europa, già declinata in modo pregevole in Puglia e Calabria e plasticizzò la sua virile cultura guerriera.

Con questi ingredienti i Normanni in Sicilia svilupparono un linguaggio ibrido, una sorta di esperanto architettonico che produceva nuovi segni dal significante antico senza tagliare radicalmente con il preesistente, elaborandone l’evoluzione.

Un modello simbolico di integrazione

l’Architettura Araba Siciliana Normanna rappresenta il modello a cui dovrebbero ispirarsi tutte le nuove potenze egemoniche quando si stabiliscono in un territorio, proponendo l’integrazione e l’evoluzione di architetture preesistenti, invece di cancellare la tradizione e recidere le identità dei popoli, come spesso accade, imponendo radicalmente la loro cultura . Premesso che, però, per citare De Andrè, «non ci sono buoni poteri«E quindi sarebbe sempre auspicabile l’autodeterminazione, almeno culturale e artistica, dei popoli.

L’estetica dei Normanni period un filtro delle tradition che l’hanno preceduta, un crogiolo delle tracce del passato. Esaltava la capacità del popolo siciliano di rimodellare se stesso advert ogni cambio di potere, rimanendo sempre se stesso, mantenendo sempre forti radici identitarie e tradizioni secolari. Una bellezza che, pur cancellando per mandato politico quella del preesistente mondo islamico e ortodosso, ne assorbiva gli stilemi ei significanti.

Questo processo politico-culturale, che si è plastificato in un nuovo linguaggio architettonico, è iniziato a Messina, approdo naturale dell’invasione normanna, per poi estendersi attraverso la Sicilia verso Catania e Palermo.

Storia cancellata da calamità naturali e… umane

Sulle sponde dello Stretto questo straordinario incipit culturale, questo lievito, è stato in gran parte cancellato dai disastri naturali che hanno afflitto la storia della città (terremoti) ma anche dalle potenze e tradition esogene che si sono succedute.

Così Messina conserva pochissime tracce dei prodromi di questa grande stagione culturale. Nel magazzino della sua memoria trova solo un piccolo numero di elementi. Si tratta di opere di grande valore storico e artistico che, information la sopravvissuta sporadità, assumono un grande valore identitario e documentario. Frammenti che aiutano a comprendere la forma del passato di questa città e del suo territorio. Piccoli brandelli di luoghi geniali sbiadito. Io sono “frammenti di memoria”, come direbbe Gillo Dorfles.

Quelli ancora integri in ordine di tempo:

– l’abbazia S. Filippo da Fragala ‘ a Frazzano’ del 1090;

– la chiesa diAbbazia di S.Maria di Mili del 1091;

– la chiesa dell’Abbazia dei SS Pietro e Paolo in Itala del 1092;

– la chiesa diAbbazia di San Pietro e Paolo d’Agrò (Ecclesia Munita) a Casalvecchio nel 1117;

– la chiesa di SS Annunziata dei Catalaninel cuore della città, dal 1150;

– la chiesa della Badia di S.Maria della Scala in contrada Badiazza (Ecclesia Munita) a Messina, nel 1168;

Tra queste anche la chiesa di S. Tommaso, piccolo gioiello dell’architettura arabo-siciliano-normanna di pregevole valore culturale incastonato nel centro storico tra il Monte di Pietà, la chiesa a croce greca di S. Antonio Abate e la Galleria Vittorio Emanuele , in by way of Romagnosi.

Uno straccio di autentica storia messinese, che ci dà un’concept del ruolo che ebbe la città all’inizio del processo di latinizzazione dell’isola da parte dei Normanni.

L’esempio di Santa Maria di Mili

L’opera, considerata la tipologia architettonica, è certamente contemporanea a S.Maria di Mili, probabilmente leggermente precedente information l’assenza di archi incrociati e di archi absidali sospesi.

Potrebbe essere un elemento palingenetico di quelli architetture sopra elencate quali erano le matrici delle grandi cattedrali e dei tempi di Cefalù, Palermo, Catania, Monreale, ecc..

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L’indizio principale è la muratura in pietra con le applicazioni di consolidamento in laterizio, poi l’unica navata, l’abside piccola e l’evidente traccia dell’originario tetto a capanna. Elementi restituiti da un buon restauro operato dalla Soprintendenza alla tremendous del secolo scorso che fece ben comprendere l’originaria semantica maschile e guerriera del tempio.

Il resto è un susseguirsi di strati che hanno alterato notevolmente l’originale. Sovrascrivendo che se non fosse per i connotati forti e strutturali che caratterizzano le origini della figura normanna in Sicilia sarebbe illeggibile.

L’organismo architettonico ci giunge con un’improbabile trabeazione in pietra sulla facciata a capanna che normalizza il timpano.

La trabeazione ha l’aria di essere stata sottratta advert altre architetture e la information in essa riportata (1530) potrebbe riferirsi alla costruzione dell’edificio da cui è stata recuperata e non al periodo in cui period dedicata a San Tommaso (come vedremo di seguito potrebbe risalire all’epoca teatina). Al suo interno reca un’epigrafe consacrante all’apostolo cristiano non del tutto leggibile ma che probabilmente potrebbe essere: TIBI DIVE SACRAVIMUS AEDEM (DA) PRO TERRENIS AETERNAE PLATEAE REDDERE MAGNA POTESTATE REX INTUS TE DUCE STRUXIT.

Sono stridenti le tamponature triangolari fatte per sostenere la trabeazione montata all’apice del timpano, da cui si deducono alcuni pezzi dell’intonaco con cui, all’epoca, period ricoperta l’intera facciata. La perforazione del frontone stride con un oculo marmoreo completamente estraneo.

Interrompe la trasformazione del tetto a falde in una volta a padiglione.

Sulle pareti laterali si possono notare una serie di trasformazioni delle aperture, ora aperte ora chiuse.

All’interno, l’austerità virile tipica delle prime chiese normanne è celata da un intonaco shade crema a tutta parete mentre la sua originaria articolazione lineare advert unica navata è stata infranta dall’intrusione di un improbabile presbiterio caratterizzato da lesene e archi in pietra delicata. rosa che sorreggono uno sproporzionato tamburo cubico che a sua volta sorregge una cupola semisferica talmente fuori scala da sembrare una capsula spaziale. Tutto sembra essere il risultato di un improprio e inappropriato adattamento a un affascinante linguaggio neorinascimentale, dove l’armonia volumetrica esterna è stata deformata per affinare l’interno.

Tanto che dall’esterno la cupola si evidenzia con un’articolazione di volumi del tutto disarmonici al punto da sembrare una struttura aliena sovrapposta. Una sorta di inquietante eterotopia. Un insieme di volumi sbilanciati che alterano la percezione di ciò che, al netto della sovrascrittura, possiede una rara bellezza architettonica e un immenso valore culturale.

L’opera è contaminata da una confusione di elementi talmente fuori scala che, visti dalla strada, più che una chiesa la fanno sembrare un osservatorio astronomico.

L’architettura è una questione di mentalita.

Come affermato più volte in questa rubrica, l’architettura è un’concept che prende forma. Una categoria di pensiero che si plastifica. L’architettura è una questione di mentalita.

Se questo è buono esprimerà armonia ed equilibrio, altrimenti disturberà l’anima fornendo percezioni spiacevoli.

Nel caso della chiesa di San Tommaso le forme della sua contaminazione ci dicono che in passato qualcuno, portatore di una categoria di pensiero disarmonico e insensibile, ne ha violato la forma originaria modificandone radicalmente l’espressività, mortificandone al punto la bellezza di portarlo all’oblio.

Forse quella sua bellezza ieratica e virile non si adattava a una categoria di pensiero verginale. E così è stata cancellata da uno mentalita dalla visione del mondo radicalmente opposta a quella che originariamente lo concepiva. La storia della chiesa ci aiuta a sostenere questa ipotesi. Secondo alcune fonti, nel XVI secolo fu cappella di Conservatorio delle Vergini Riparateintitolato al Madonna delle Vergini Riparate.

Il Conservatorio period uno dei più importanti istituti di ospitalità della Sicilia spagnola, un tempo chiamato ospizio di pubblica pietà, che accoglieva ragazze maltrattate o vergini rimaste orfane, “proteggendoli dai pericoli della vita“. Questi conservatori erano istituti religiosi che avevano lo scopo di mantenere l’integrità morale delle vergini e di permettere che fosse riparata a quelle donne la cui “avevano perso la verginità per il contatto osceno con il mondo maschile“. In questi luoghi i primi hanno preso i voti e i secondi, i improvviso (pentirsi nuovamente), hanno avuto l’opportunità di pentirsi del loro “vite peccaminose«Ritirandosi nel chiostro.

Se si dà credito alla fonte che indica la dedica della chiesa alla Madonna intorno al 1585, anno in cui fu istituito il conservatorio, si smentisce la tesi secondo cui le modifiche e la dedica a S. Tommaso risalgono al 1530. conferma il sospetto precedentemente avanzato che la sovrapposizione della trabeazione sulla facciata e la dedica all’apostolo Tommaso sia avvenuta dopo il 1530. Probabilmente dopo il 1606 quando la struttura fu acquisita dai patri teatini che chiusero il conservatorio.

Questa ricostruzione sembra la più plausibile in quanto spiegherebbe tutti i rimaneggiamenti effettuati in senso più mistico, compreso il terribile rivestimento di intonaco delle possenti mura normanne. Tutti significanti più adatti al culto mariano e alla frequentazione delle donne al riparo da ogni segno che potesse alludere al mondo maschile e procurare alle fanciulle pensieri peccaminosi.

Nel 1662 Quarino Quarini fece costruire la famosa Chiesa dei SS. Annunziata con annesso, Casa dei Teatini, situata lungo l’attuale tracciato di Through Cavour. Dopo il 1886, con la legge che aboliva gli ordini religiosi, la chiesa passò in mani personal.

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Oggi la chiesa di S. Tommaso a Messina con la sua inquietante articolazione volumetrica e le sue incongrue stratificazioni traduce chiaramente la metafora di come il moralismo fanatico religioso, quando punisce la bellezza e impone idee contrarie alla natura, crea disarmonie grottesche che spesso si plasticizzano anche nelle forme architettoniche .

La forma di questa chiesa ci porta ai soprusi un tempo commessi dalla pelosa misericordia di alcuni chierici con i quali operava forzature innaturali simili a quelle che si possono percepire impatto osservando l’ex chiesa normanna di Messina, opprimendo le anime più deboli e respinte di la società rendendoli attraenti ed esclusivi gineci nascosti nella sacralità delle mura dei Conservatori delle Vergini o dei conventi di clausura.

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