Economia, la bellezza etica- Corriere.it

Entrata ormai nel vocabolario del contemporaneo, la economia della bellezza continua advert aprirsi a nuove sfumature. Alla lunga e sfaccettata filiera culturale (e di cultura materiale manifatturiera), si possono connettere infatti le esperienze (cosiddette) orientato allo scopo che ormai affiorano ovunque. Di cosa parliamo? All’inizio erano definiti cos le start-up che nascevano attorno a un nucleo identitario molto netto. L’etichetta poi si ampliata a quella sfera di valori che una impresa può incorporare, attore e aggregare come capitale aggiunto: il rispetto dei diritti, esempio advert esempio, prima di tutto all’interno dell’azienda, a cominciare dal gender stability e poi una radicata sensibilit ecologica e sociale in tutto il processo produttivo, la circolarit delle dinamiche di lavorazione e commercio, e cos through.

Proprio sul nesso tra bellezza e valori come obiettivi d’impresasi concentra il secondo rapporto di Banca Ifis, presentato il 20 giugno scorso nel corso di un evento a Villa Frstenberg, il assembly Mestre, Italia: il bello che accende l’economiauna serie di speak con ricercatori e imprese esemplari (guidati da Alessandro Cannav del Corriere della Sera) e intervalli di danza, nello splendido parco della villa, adornato di sculture contemporanee.
Il fatto che Banca Ifis sta concentrando molte delle sue analisi su questa lettura dell’economia italiana, orientando, nel contempo anche le proprie linee di organizzazione interna e di investimento. Perché abbiamo pensato di creare Caleidoil social affect lab dell’istituto che ha l’obiettivo di promuovere iniziative a elevato impatto sociale, con particolare attenzione alle comunit inclusive, la cultura e il benessere – spiega Ernesto Frstenberg Fassio, il vicepresidente -. Da qui nata l’thought di collaborare con il Politecnico di Milano per riuscire a misurare l’impatto sociale delle iniziative Ifis, cos come ci sono indicatori per valutare l’impatto ambientale e quello delle scelte di governance.

Se il cliente guarda agli obiettivi valoriali

Nel rapporto Ifis si scopre cos che le aziende scopo-driven si possono stimare attorno a 46 mila, con ricavi annui che vogliono i 650 miliardi di euro e un contributo al Pil dell’8,4%. I ricercatori calcolano che di quelle imprese, l’11% siano nate dal 2018 al 2021 e il resto, l’89%, siano aziende che nel corso del tempo hanno riorientato tutta la propria visione attorno a nuovi asset identitari.
Queste dinamiche seguono un cambio profondo di sensibilità tra i consumatori, che la pandemia sembra aver amplificato. Il rapporto registra come il 58% delle persone scelga un’impresa per i suoi obiettivi valoriali, il basso impatto ambientale di impianti e merci, il cruelty-free agli animali, la circolarità dei cicli produttivi e commerciali, i diritti dei lavoratori. Quest’ultimo punto interessante: non solo perch porta alla ribalta le condizioni d’impiego, ma anche perch sottolinea una sorta di autorevolezza del mondo del lavoro nel giudicare un’impresa.

Uno sguardo sul futuro

Francesco Zurlo

presidente della Scuola del Poli Design, assieme ai suoi studenti ha provato a costruire alcuni scenari futuri, nel campo dell’arredamento e della meccatronica, raccogliendo alcuni segnali deboli e individuando le competenze necessarie per poter progettare i cambiamenti —. Pensiamo alla sensibilità ecologica che sta portando a intrecciare botanica e designfin dentro gli spazi di lavoro o, ancora, all’web delle coseche spinge a forme di cooperazione e competizione tra reti di attori nel territorio. Si lavora, insomma, attorno a un orizzonte di futuro, in cui l’economia della bellezza una infrastruttura che può evitare di scivolare nella retorica, se riesce a incorporare una dimensione sociale ed ecologica. RIPRODUZIONE RISERVATA

Nella foto, uno degli scatti di Sanja Marušic, dal quantity Economia della bellezza di Banca Ifis

1 luglio 2022 (modifica il 1 luglio 2022 | 16:09)

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