Fuel ed elettricità a prezzi folli, anche lo sport in ginocchio. Dal calcio amatoriale alle piscine, quelle che rischiano di chiudere presto

Se ne parla troppo poco, perché i titoli (in molti casi anche comprensibilmente) sono presi dalle acciaierie che bloccano la produzione, dalle grandi fabbriche che spengono i forni, dai negozi che rischiano di chiudere. Lo sport? Un fatto accessorio. Ma non è così, perché la crisi energetica sta mettendo in ginocchio un’intera galassia, quella dell’attività motoria amatoriale. Aziende che si basano sul volontariato, sul contributo di pochi sponsor, sulla passione. E ora sono sull’orlo della scomparsa, dell’addio reale. Il motivo è racchiuso in un numero: 300mila euro in un anno, contro gli 80mila di 12 mesi fa. È la bolletta energetica che si trova a pagare la piscina Uisp di Cordenons. Un esempio tra tanti, perché nelle sabbie mobili sono finiti tutti: società di calcio, gestori di palestre e palazzetti dello sport e così through. Tutti alle prese con bollette e bollette che mai, mai, senza aiuto, potranno sostenere.


L’URLO

Il viaggio nella crisi inizia con il calcio. Lo sport più ricco anche a livello amatoriale. La società presa advert esempio è la Chions, che gioca nella massima serie regionale. «Sono arrivate le prime bollette – spiega il presidente Mauro Bressan -: l’elettricità ci costa quattro volte tanto. È devastante». Ed è facile capire perché: gli allenamenti si possono programmare solo la sera (gli atleti hanno un lavoro diverso dal calcio), e servono i riflettori sempre accesi. E gli spogliatoi? Serve sempre acqua calda, dalle giovanili alla prima squadra. Quindi gasoline che “pompa”. E la benzina per i minibus usati per viaggiare? Un altro salasso. «Anche prima di questo temporale – racconta Bressan – facevamo fatica advert andare avanti. Questo è un colpo che metterà in ginocchio molti. Ti fa piangere». A Chions si è deciso di anticipare il più possibile gli allenamenti e di diminuire di qualche grado il riscaldamento. Un “caldo panno”, niente di più.


IN ACQUA

Tuttavia, c’è un settore che rischia letteralmente di saltare. È quello degli sport acquatici, quindi delle piscine. Qui, là il gasoline è decisivo. E le bollette pazze. «Sono appena arrivati ​​- spiega Roberto Nadalin della Uisp di Cordenons – e una volta che li abbiamo visti abbiamo capito che senza aiuti dovremo chiudere. Non stiamo scherzando, accadrà davvero. Siamo a quota 250-300mila euro in bolletta, quando l’anno scorso abbiamo pagato 80mila euro». L’ambiente interno di una piscina deve essere costantemente riscaldato, così come l’acqua della piscina. “E quando finiremo i fondi interni, chiuderemo tutto. C’è già chi lo sta facendo», è il grido di dolore. «Noi – prosegue – chiudiamo anticipatamente da febbraio, cercando di risparmiare. Ma questo è un bagno di sangue ed è probabile che arrivino aiuti quando avremo già fallito. Tra poco andremo in Regione, ci faremo sentire».


IN PALESTRA

Un argomento simile, però, escludendo i costi relativi al riscaldamento dell’acqua, riguarda palestre e palazzetti dello sport. Ambienti chiusi da riscaldare in un momento in cui è quasi insostenibile garantire una temperatura elevata. Ci sono impianti le cui bollette sono pagate dai comuni (come accade in molti casi a Pordenone e Udine) e altri che sono completamente gestiti dalle associazioni. “Stiamo pensando a una soluzione che guarda al passato – spiega Vincenzina Dei Negri (Insieme per Pordenone, Volley) -: giocheremo con la maglia di lana sotto la divisa, come una volta”. E al freddo, altrimenti si chiude. E tu non giochi più.

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