Gender Bender Competition: quando la bellezza condivisa porta il cambiamento

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L’arte può cambiarci e migliorarci? La risposta e molto altro si possono trovare al Gender Bender Competition.

Si svolgerà dal 9 al 22 settembre presso il Cassero LGBTI+ Middle di Bologna la 20° edizione del pageant internazionale che celebra il rapporto tra corpi, identità e diversità. Ideato e diretto da Daniele Del Pozzo, con la co-regia di Mauro Meneghelli e il supporto di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura e sponsor privati ​​- oltre 14 giorni tra appuntamenti, anteprime nazionali, spettacoli di danza , cinema, feste e incontri on-line, il Gender Bender accoglie artisti provenienti da più di 25 paesi, all’insegna di un programma multiculturale che va oltre i conflitti e le contraddizioni del nostro periodo storico, invitando alla riflessione e all’incontro comune: “Anche in tempi di conflitto profondo e lacerante, in cui le guerre intasano il nostro orizzonte e ci spaventano, riflettiamo sull’esperienza maturata in questi due decenni.“Spiega Meneghelli e Del Pozzo”È un esercizio che richiede un’attenzione costante e attiva, come il passo di un funambolo che procede in sicurezza grazie alla rete di relazioni costruita nel tempo. “

Il nostro presente diventa luogo di azione con il “curiosità e preoccupazione che nessuno venga lasciato indietro“.

Dalla prima nazionale di ami, spettacolo del coreografo Michael Getman con Talia Paz, ballerina di 54 anni in un assolo di danza che riflette sul cambiamento del corpo e sul passare del tempo, fungendo da risposta allo stigma che subisce il corpo “invecchiato” nel mondo della danza, alla presentazione di Overturun documentario dell’italiano Andrea Zanoli che ripercorre il percorso artistico di Silvia Gribaudi, coreografa di efficiency artwork incentrata sulla ricerca del corpo e sul rapporto con il pubblico, tra commedia e crudezza.

Il 16 settembre ci sarà anche Luiz De Abreu, coreografo cieco protagonista dello spettacolo O samba do crioulo doido, che lascia spazio a una nuova versione accompagnata dal giovane ballerino Calixto Neto, che attraverso la danza decostruisce i luoghi comuni e i luoghi comuni sul corpo nero, ereditati dallo sguardo colonialista. Tema ulteriormente ampliato da Soa Ratsifandrihana, coreografa francese per la prima volta al pageant con lei Scanalatura, mostrano che, riunendo artista e pubblico, si muove una sequenza ritmica che unisce la musica e il corpo dell’esecutore.

Il cammino dei corpi non conformi trova libera espressione anche in I versi delle mani, spettacolo nato dalla coreografa Marta Bellu, dall’interprete Lucia Lucioli, e dalla musicista Agnese Banti, che tra gesti, fisicità del suono e rapporto con lo spazio diventa un inno al corpo disabile. Lo stesso tema ritorna anche negli incontri con la studiosa Flavia Dalila D’Amico e il coreografo Aristide Rontini, membri di Al.Di.Qua Artist, la prima associazione italiana di e per le persone con disabilità nel mondo dell’arte.

I versi delle mani – spettacolo di Marta Bellu – ph Monia Pavoni

Ci sarà spazio per il mondo queer, dalla presentazione del libro Problemi di un certo tipo, che insieme a Fumettibrutti, Vera Gheno, Arianna Cavallo e Ludovica Lugli, riflette sull’unione tra genere e identità, alla proiezione di solitarioun lungometraggio del regista australiano Craig Boreham, che affronta l’amore, il desiderio e il sesso nell’ambiente homosexual contemporaneo, seguito da titoli come Il mio vuoto ed io di Adriàn Silvestre e Selvaggio di Bretten Hannah – il raggiungimento della maggiore età delicato e toccante sulla ricerca dell’identità e del proprio posto nel mondo. Continua con l’incredibile e mai menzionato contributo delle donne nella musica elettronica nel documentario Sorelle con i transistor di Lisa Rovner e la denuncia della cultura maschilista e patriarcale nel movie Campo di papaveri di Eugen Jebelea. Un’ampia riflessione sull’attuale guerra in Ucraina non sarà lasciata da parte, con Ferma Zemilia – movie d’esordio della regista ucraina Kateryna Gornostai, l’ultimo movie proiettato a Kiev prima dei bombardamenti – e la presentazione del libro Chiamami Esteban di Lejla Kalamujić incentrata sulla storia e lo scioglimento della sua famiglia nell’ex Jugoslavia.

Tutto questo e molto altro, per una ricorrenza che, sperimentando innumerevoli mezzi narrativi, ci offre uno spaccato del periodo che stiamo vivendo, affrontando un futuro incerto con meno sole e più unità di prima: “”Giunto alla sua ventesima edizione, Gender Bender continua advert essere un momento speciale per le forme di attivismo culturale” spiegano Meneghelli e Del Pozzo “Csai che la bellezza condivisa può produrre un cambiamento positivo nella società”.

Qui trovate il programma completo del Gender Bender Competition.

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