Illegio, la bellezza della ragione

Manfredonia (Fg), 3 agosto 2022 – Illegio, che in friulano si chiama Dieç, racchiude una comunità di trecentoquaranta abitanti in quella di Tolmezzo, dominata da un colle con la Pieve di San Floriano del IX secolo contenente un altare ligneo quattrocentesco, opera di Domenico Mioni , un secondo altare litico dipinto di Carlo da Corona, e una teoria degli affreschi dei secoli XIII, XIV e XVII.

Dal centro storico sgorga il Touf che storicamente alimentava sette mulini, oggi si possono visitare il Mulin del Flec con il mulino ancora funzionante, il Mulin dal Gjenerâl, il Mulin del Mardar e il Mulin di Narduz. Sono facilmente visitabili le Cjase (case), i portali ei cortili. C’è anche il contributo dell’archeologia che ha riportato alla luce antichi culti rupestri e residenze medievali.

Ferruccio Gemellaro

Nel piccolo borgo carnico di Illegio, grazie alle remedy costanti di don Alessio Geretti e all’entusiasmo dei giovani, oggi il Comitato San Floriano, è nata e vive una struttura espositiva di arte pittorica che non smette mai di stupirci con la presentazione di opere di grande richiamo, quest’anno alla diciottesima edizione, nella speciale “Casa delle mostre”, alcune inedite, rievocate da collezionisti e musei europei; fino al 16 ottobre propone quaranta, una scenografia di sette secoli che si articola dal Medioevo al Novecento.

Pertanto, tra gli altri, dipinti di Luca Giordano, vissuto tra il Seicento e il Settecento in epoca barocca, come “Eraclito” olio su tela del 1653, di Jacob Jordaens artista fiammingo coevo di Giordano, di Gustave Moreau dell’Ottocento e quindi simbolista e considerato un precursore dell’arte moderna presente con l’olio su tela del 1876 “La morte di Saffo”, di James Tissot il moderno che visse tra Ottocento e Novecento, gli anni esplosivi del Realismo, Simbolismo, Impressionismo, Romanticismo e Giaponismo, qui presente con l’olio su tela del 1882 “Il piccolo Nemrod”; tra cui le firme di alcuni collaboratori di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio che visse tra il XVI e il XVII secolo come attore dell’arte barocca e rinascimentale.

Fagrel “Il professor Letulle nel suo gabinetto” olio su tela 1895, ph. Il Pais

E ancora Leo Reiffenstein, pittore di storia e ritrattista con “Differenze di opinione” olio su tela 1885, Pascal Dagnan-Bouveret seguace del Naturalismo, con “Il lamento di Orfeo” olio su tela 1876, entrambi vissuti tra Ottocento e Novecento, Karl Schonbrunner dell’Ottocento con “Sant’ Agostino in riva al mare ”olio su tela 1865

La mostra vuole stupire il visitatore con la transumanza della propria interiorità, cioè il viaggio nella “nostra” terra, l’Europa, alla ricerca dell’infinita bellezza storica, dono divino, unico restauratore che può porre la barriera alla perdita di motivo a rischio di essere colto dal vortice della fatale pandemia e dalla maledizione di una sanguinosa lotta fratricida, che ora sembrava non più ripetibile dopo il crudele conflitto jugoslavo

La mostra, infatti, nell’atrio d’ingresso, ci pone a prima vista al cospetto di opere che raccontano vicende umane a seguito della perdita della ragione.

A cura di Ferruccio Gemmellaro

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