L’Africa che genera bellezza (22/09/2022)

In questi giorni il Casentino, la verde vallata toscana che lambisce Romagna e Umbria, parla di Africa. Ma sull’argomento non ci sono carestie, povertà o rifiuti che stiamo scaricando mentre si parla di sostenibilità ma un’Africa si pone come forza creatrice della bellezza, nell’esperienza, nella produzione artistica e culturale che troppo poco si racconta.

Difendi l’Africa, dal 2016 porta artisti, laboratori e collezioni in quel pezzo di Toscana abitato da boschi secolari, abbazie, castelli e natura incontaminata (le immagini sono dell’edizione dello scorso anno, ed): è un progetto ideato dall’Hymmo Artwork Lab di Pratovecchio, in provincia di Arezzo, con la cura e la direzione di Paolo Fabiani E Rossella Del Sere. È fortemente incoraggiato e sostenuto dalEcomuseo del Casentinodiretto dall’architetto Andrea Rossi, che racconta come “Arise for Africa rappresenti una risorsa preziosa anche per l’Ecomuseo che non è un progetto legato solo al passato, alle interpretazioni di tradizioni e specificità locali. Ma vuole essere anche un laboratorio per il presente e quindi come uno strumento migliore dell’arte contemporanea, per indagare la necessità del dialogo interculturale, confronto che non riguarda solo gli abitanti storici, ma che riguarda le persone che a vario titolo scelgono di vivere di questo territorio. Si tratta dunque di un vero e proprio laboratorio culturale a disposizione di tutta la prima Valle dell’Arno”.

Il tema della settima edizione si chiede se lo sia È davvero possibile raccontare la storia delle migrazioni, restituendo i tempi degli addio, dei viaggi, degli arrivi, dei luoghi di passaggio. Tra i bambini di questo immenso continente Maurizio Pefura nato a Parigi nel 1967 da genitori camerunesi, vive e lavora tra Milano e Parigi, mentre Zakaria Mohamed Alì Direttore somalo, rifugiato in Italia dal 2008.

Il primo, Pefura, architetto, pittore e artista poliedrico, noto per le sue installazioni. La sua ricerca sul rapporto tra il corpo e lo spazio fisico interiore ed esteriore che siamo chiamati a condividere si concentra sulle periferie delle metropoli, e segue il percorso dell’appartenenza perduta, e della nuova identità che si costruisce tra generazioni miste . e confini geografici (non ideologici) sempre più superati. Per Difendi Africaa creerà un’opera inedita espressamente concepita per lo spazio di HYmmo Artwork Lab, incentrato su tema dell’abitare, la sua flessibilità e la sua permanenza. Pefura condurrà anche un workshop di una settimana rivolto a quattro artisti emergenti: Giovanni Bonechi, Gianluca Braccini, Gianluca Tramonti, Apo Yaghmourian. I risultati del workshop saranno presentati al pubblico il 24 settembre presso HYmmo Artwork Lab, Pratovecchio. La mostra sarà visibile fino al 30 ottobre.

Alì invece ha lavorato come libero professionista in Somalia durante la guerra civile. Ha rischiato più volte la vita per il suo lavoro e nel 2007 ha lasciato il suo Paese, approdando in Italia, attraverso il Mediterraneo, nel 2008. Zakaria sarà ospite a Arise for Africa per la conclusione della mostra, il 30 ottobre, a incontrare il pubblico e presentare alcuni dei suoi movie. L’incontro, organizzato in collaborazione con ADMSarà introdotto e mediato da Archivio delle memorie migranti, Roma Federico Triulzi.

Quindi in questo inizio autunno difficile e preoccupante per tutti me lo chiedo Paolo Fabiani se ci sono modi diversi per parlare di immigrazione, identità e appartenenza e quali novità apprendi nella contaminazione con questi artisti? «Quello che impariamo nella convivenza degli individui», mi cube, «sono esperienze dirette, raccontate attraverso la vita. Forse più che “novità” il recupero di quei valori umani che sono nel dialogo, nel racconto, nell’empatia comune che si scambia quando le vite umane si incrociano. La migrazione è, fin dall’inizio del mondo, una condizione fondamentale dell’essere umano che ha viaggiato fin dall’inizio, di oceano in oceano; si pensi alle grandi opere scultoree di Rapa Nui, sull’Isola di Pasqua, che si trova advert ovest del Sud America, sicuramente realizzate, non sappiamo ancora con quale tecnica, dalle popolazioni to migrate dalla Polinesia. Dunque l’arte è il fulcro per la riscoperta di ciò che l’uomo forse ha dimenticato». L’attesa dalla nuova edizione e dalle giornate di workshop, spiega Rossi, “Il desiderio che cerchiamo di condividere con chi visita la mostra della restituzione della bottega di Maurice Pefura, è provare a fare un salto nella realtà vissuta da chi vive oggi il viaggio della migrazione”.

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