L’orrore non spegne la bellezza di Norma

SALE – La bellezza non è stato cancellato dall’orrore di una morte violenta. Lei è ancora lì. Si respira un giardino accogliente, curato e rigoglioso. In un insieme armonioso di piante e fiori che mostrano l’essenza dell’anima di Norma Megardiuna donna che amava la vita.

Puoi sentirlo negli occhi di Vincitore, suo figlio. Nei suoi modi gentili e sensibili, rispecchia l’esempio di vita di una madre che, oltre advert essere l’energia pulsante della sua casa, ha dedicato parte del suo tempo al mondo della solidarietà.

E in questa storia drammatica e sconvolgente, c’è spazio anche per il compassione. Si legge in un saluto e nel gesto di risposta di Luca Orlandi prima di varcare la porta della prigione in una notte che ha cancellato ogni speranza e mostrato fin dove può arrivare il male.

La lettura criminale

La vita di Sale scorrerà ancora con i suoi ritmi, le sue abitudini. Intanto Carabinieri e Pubblico Ministero sintetizzano i termini e le circostanze della vicenda con una lettura penale.

Gli inquirenti non parlano della posizione di Ivana Ferrari e Pietro Orlandi, mamma e papà di Luca: su di loro sono ancora in corso le indagini. Quello che sappiamo è che sono sotto inchiesta, ma liberi. Tutto si sa, invece, delle terribili azioni di Luca accusato di omicidio volontario, incendio e distruzione di cadavere.

Il punto di svolta

Il cerchio inizia a stringersi giovedì sera (23 giugno – tre giorni dopo il delitto) quando viene effettuata una perquisizione nell’abitazione della famiglia Orlandi, a Sale, in by way of Castelnuovo. Poi il primo interrogatorio.

Ma Luca torna a casa, è venerdì. In quelle ore, probabilmente, si rende conto che i militari lo sanno e che il suo tentativo di nascondere la verità sta per crollare. Così, nel pomeriggio, il giovane comunica – tramite i suoi legali (avvocati Stefano Bagnera e Paolo Amisano) – che intende presentarsi alla pm per rendere dichiarazioni.

La sera stessa, negli uffici della caserma Scapaccino di piazza Vittorio Veneto advert Alessandria, ammette al magistrato di aver avuto investito deliberatamente Norma Megardidi aver nascosto il cadavere e bruciato l’auto dopo averla irrorata con 25 litri di benzina, di aver cercato di nascondere le tracce di quel terribile fatto rimuovendo il parabrezza della sua auto per celare ogni riferimento alla vittima.

Sempre venerdì sera, Luca Orlandi accompagna gli inquirenti nel luogo dove aveva lasciato il parabrezza, che è stato poi sequestrato.
Nella notte scattano l’arresto e la traduzione in carcere. Il provvedimento è stato convalidato ieri, lunedì.

La colonna di fumo

L’allarme suona lunedì 20 giugno, intorno alle 19:15, perché in mezzo agli alberi si alza una colonna di fumo nero. A Isola Sant’Antonio intervengono i Carabinieri (c’è anche il sindaco del paese). In quel burrone naturale c’è un’auto che brucia. Quando le fiamme si sono spente, ci rendiamo conto che dentro ci sono degli dei resti umani. Al by way of le indagini che, da quel momento, saranno ininterrotte. Valutazioni difficili, perché l’incendio ha distrutto ogni traccia.

Poco dopo, i Carabinieri hanno già raccolto indizi sul presunto autore di quell’orrore e sulla dinamica (poi confessata).

Che cosa è successo quel giorno? Come sono andati i fatti?

Alle 18 di quel lunedì, Norma Megardi esce di casa con la sua Opel e in pochi minuti raggiunge by way of Rosselli, la strada che porta in una delle sue terre. Quella strada costeggia anche la proprietà Orlandi. Parcheggia, presumibilmente scende dal mezzo ed ha una lite (almeno questa è la storia di Luca) con il 23enne, forse imputabile alla gestione dei terreni di sua proprietà. Siamo nella zona di Cascina Rossa.

Luca è in preda alla rabbia. Se ne va, torna qualche minuto dopo alla guida di una Panda. Viaggia advert alta velocità ed è in quelle condizioni che Norma Megardi la punta e la colpisce.

Rimane a terra, senza vita. Il ragazzo va a casa e parcheggia la Panda danneggiata. Torna al sito dell’investimento e carica il corpo della donna nella Opel, dentro portabagagli. Allestisce anche due cisterne di combustibile agricolo e raggiunge Isola Sant’Antonio, cascina San Pio. Entra, attraverso i campi, nel fitta vegetazione. La Opel è nascosta dagli alberi, la spruzza con il liquido infiammabile e poi le dà fuoco con un accendino. In un attimo l’auto viene avvolta dalle fiamme, brucia violentemente. Se ne va a casa.

Con il flessibile taglia il parabrezza della sua Panda e lo nasconde a una decina di chilometri di distanza. Con i suoi genitori giustifica il danno all’auto raccontando la caduta di alcuni cassonetti nella cascina. Ma il giorno dopo, quando mamma e figlio vanno al carrozziere racconta un’altra storia: “Ho colpito un animale”.

Lavoro sinergico

La verità si raggiunge grazie al lavoro sinergico tra l’arma territoriale (l’Azienda Tortona), la componente tecnica (la “Scientifica”) e la componente Investigativa (Unità Investigativa del Dipartimento Operativo del Comando Provinciale) con il coordinamento della Pubblica Amministrazione Pm, spiega il colonnello Giuseppe Di Fonzo durante la conferenza stampa.

Cosa ha scatenato la rabbia?

C’è stato un conflitto, nel tempo, tra le due famiglie. E in Procura period pendente un procedimento per una causa per diffamazione (proposta da Luca) e denunce contro ignoti (presentata dalla vittima). Tensioni ora superate proprio dalla volontà della vittima di andare oltre quelle situazioni di debito (denaro dovuto dall’Orlandi) che sono, però, estremamente modeste. Disaccordi noti ai militari, elementi che li hanno spinti a seguire subito quella pista investigativa.

L’indagine è stata serrata, intensa, veloce al punto da anticipare i risultati tecnico-scientifici.

Questa mattina (martedì) la Procura ha affidato l’incarico al suo consulente per la indagini biologiche forensi sui resti ritrovati sull’auto. La famiglia di Norma è assistita da un avvocato Guglielmina Mecucci.

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