Through libera alle strutture verdi ma attenzione alla “bellezza vistosa”

(a cura dell’avv Stefano Lucariniassociate di Tonucci & Companions, Energia)

In Italia è difficile non trovare un’space che non sia soggetta a vincoli di tutela ambientale e paesaggistica, ma è ancora più difficile non trovare beni considerati “belli”. È una delle prerogative del Bel Paese e ogni angolo degno di bellezza deve essere certamente salvaguardato. Ma se segnassimo su una mappa tutti i luoghi, le aree ei siti soggetti a tutela, delimitati dalla zona cuscinetto inserita nell’ultimo comma dell’artwork. 20 del decreto legislativo. 199/2021 che regola le disposizioni relative agli impianti verdecapiremmo che l’annunciata semplificazione dell’autorizzazione non avverrà così rapidamente.

Per garantire il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili, infatti, già lo scorso anno il Governo ha introdotto un regime autorizzativo semplificato per velocizzare l’installazione degli impianti. verde, realizzato sul cosiddetto “aree adatte“Identificati per legge. Tra questi ci sono: le cave, le miniere cessate, i siti delle società del gruppo Ferrovie dello Stato e i gestori delle infrastrutture ferroviarie o autostradali. Ancora: le aree dove sono già installati impianti della stessa fonte, le aree dei siti oggetto di bonifica e, entro certi limiti, i siti e gli impianti a disposizione delle società di gestione degli aeroporti delle isole minori.

Solo per gli impianti fotovoltaici, quindi, lo sono aree adatte anche i siti dove sono già presenti impianti sui quali si effettuano sostanziali interventi di modifica per rifacimento, riqualificazione o ricostruzione e, soprattutto, le aree agricole. Per quanto riguarda le aree agricole ci sono dei vincoli: devono essere racchiuse in un perimetro in cui gli impianti fotovoltaici siano distanti almeno 500 metri da aree industriali, artigianali e commerciali, compresi i siti di interesse nazionale.

Non solo: through libera alla realizzazione anche negli spazi interni agli stabilimenti industriali e nelle aree adiacenti alla rete autostradale, ma entro i 350 metri e se, comunque, non ci sono vincoli previsti dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Fin qui tutto bene.

In linea con questo pattern positivo, – dl 50 del 2022 – un’ulteriore ipotesi di aree adatte. Il legislatore ha qualificato come tali tutte le aree che non rientrano nel perimetro dei beni oggetto di tutela ai sensi della parte seconda del Codice dei beni culturali e del paesaggio o delarticolo 136 dello stesso codice, purché distanti da essi almeno 7 chilometri per gli impianti eolici e 1 chilometro per gli impianti fotovoltaici.

Anche questa è una scelta astrattamente accettabile.

A complicare le cose, poi, è proprio il riferimento aarticolo 136 che individua come beni meritevoli di protezione tutti”cose immobili che hanno caratteri cospicui di bellezza naturale”. Incluso: “Gli alberi monumentali, le ville, i giardini ei parchi, che si distinguono per la loro non comune bellezza; i complessi di cose immobili che costituiscono un aspetto caratteristico avente un valore estetico e tradizionale, le bellezze panoramiche ed anche quei punti di vista o belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si può godere lo spettacolo di quelle bellezze”.

Ebbene, vista l’ampiezza e la discrezione della definizione diarticolo 136, è facile comprendere come il nostro Paese disponga di una quantità davvero incalcolabile di beni che possono essere considerati, in un modo o nell’altro, oggetto di tutela. Ciò significa che l’applicazione delle buffer zone, in particolare quella dei 7 km prevista per i parchi eolici, rende praticamente impossibile individuare un’space che in un modo o nell’altro non ne sia gravata.

In conclusione, è altamente auspicabile modificare la disposizione volta advert eliminare il riferimentoarticolo 136considerata anche l’assenza di una mappatura tempestiva e completa di tutti i beni tutelati richiamati, così da non correre il rischio di creare situazioni di incertezza o di stallo rispetto all’autorizzazione di grandi progetti e il conseguente proliferare di contenziosi tra operatori e pubbliche amministrazioni.

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