Un americano a Trento: il fenomeno Feininger in un libro di Giuseppe Calliari. Storia del sacerdote musicologo che adorava il Concilio Tridentino e la bellezza dei canti antichi

Lorenzo/Lorenzo, nipote di un tedesco emigrato in America e figlio di un americano tornato in Germania, ha un corpo statuario, di coloro che amavano i fanatici fautori della superiorità del “razza ariana” nei maledetti anni Trenta della dittatura dopo la Repubblica di Weimar, la città di Bach e Goethe dove si trovò a crescere il giovane Laurence (nato nel 1909). Sulla copertina del bella biografia quella di Giuseppe Calliariun raffinato musicologo, musicista e poeta trentino, si è dedicato a Laurence Feininger, il fenomenale F viene fotografato da uno dei suoi due fratelliio mentre è in esecuzione sulla spiaggia baltica di Profondo (Mrzezyno): ha vent’anni, il suo gesto atletico è degno di un olimpionico in corsa, altro che la passeggiata sulla battigia di “Momenti di gloria“.

Il Il criminale caporale austriaco non ha ancora preso il potere (quattro anni mancanti, il fatidico 1933) e la fenomenale F sembra già in fuga: dalla follia del nazionalsocialismo, dall’ossessione per la razza, dalle sue origini (alta borghesia artistica, ebrea per parte di madre), dalla Germania e dall’America: fra 1938 e 1976 vivrà a Trento, diventerà sacerdotescoprirà e studierà e trascriverà i codici musicali del ‘400 al Buonconsiglioformeranno cori e – nello straordinario cenacolo di vicolo Colico, non lontano dalla cattedrale – forgerà i giovani (in primis il “figlio adottivo” Danilo Curti, che poi diventa un uomo di musica antica e di giornali moderni). Parabola straordinaria, degna di un movie, che ci viene restituita da Calliari con rigore storico e passione esistenziale.

Il libro, edito da Museo Storico di Trento, è stata presentata ieri sera al Castello – tra gli altri – dal filosofo Paola Giacomoni (“Un personaggio controcorrente e non convenzionale, alla ricerca della propria geometria interiore”) e dal regista Laura Dalprà, che ha confessato: “Come Feininger, anch’io sono rientrato nella Chiesa grazie alla bellezza delle sue tradizioni, del suo patrimonio umanistico. Nel mio caso i testi di Bernardo da Clairvaux, nel suo caso i nostri preziosi, ed unici al mondo, codici del Quattrocento”(ancora oggi conservato in locale non visitabile e climatizzato). Della fenomenale F (ma la formulation è dello scrittore, Danilo è innocente), l’ha detto Danilo Curti-Feininger: “Da don Lorenzo abbiamo ereditato la passione per il percorso advert ostacoli e per il canto in coro e fuori dal coro e cantare comunque, e per gettare il cuore oltre l’ostacolo”.

Già, il cuore. Calliari ha delineato un personaggio fuori dal comune, con una doppia anima: un lato razionalista, metodico, ironico, scientifico e un lato mistico-benedettino-gregoriano-estetico il che a un certo punto lo porta a dirlo a sua madre ha scoperto l’amore. Non in forma di donna, però, ma di Liturgia cattolica e bellezza di un canto capace di sublimare l’eros in qualcosa di ancora più alto, alto, celeste (e d’altronde basterebbe ascoltare qualcosa di Bach per avere il sospetto che ci sia “un amore che non muore mai, più lontano degli dei”, Come i Baustelle tre secoli dopo Bach). Il libro su Feininger è stato presentato nell’ambito del pageant internazionale Trento Musicale, giunta alla sua trentaseiesima edizione grazie al inesauribile antica passione della trinità dei curatori artistici: Danilo Curti-Feininger, Roberto Gianotti, Marco Gozzi. Poi sono coloro che, nel segno della F fenomenale, mantengono viva e pulsante la vita Laurence KJ Feininger Centro di Eccellenza: grazie a loro e al Trio Feininger che canta (Gianotti, Gozzi, Di Salvo), il nome del americano a Trento ha scalato il XX secolo e il secondo millennio ed è ancora qui con noi. Anche se non è noto come meriti un fenomeno della seconda metà del Novecento, si è guadagnato il Pantheon (se ci fosse) della cultura trentina e un posto non secondario in quella europea.

Il libro, arricchito da un bellissimo album fotografico (Archivio Curti, ça va sans dire), è di grande qualità dalla prima all’ultima delle sue 272 pagine. Il il sottotitolo è un manifesto feiningeriano: “Un cammino di vita alla ricerca del chic tra arte, musica e fede”. Ma è molto di più: è il ritratto di un secolo “breve” e drammatico, attraverso gli occhi di un’eccezionale famiglia tedesco-americana, o americano-tedesca, e del brillante Laurence figlio del brillante Lyonel (fondatore del Bauhauspittore, grafico, intellettuale a tutto tondo) che spiazza tutti, a cominciare dalla famiglia, e a Berlino e New York predilige la provinciale, piccola, pittoresca, polverosa, pretenziosa Trento degli anni Trenta e Quaranta. Non è passato inosservato, nel piccolo paese di montagna, anche il fenomenale F per la sua polemica contro le novità liturgiche del Concilio Vaticano II, che avevano, secondo lui (e non aveva tutti i torti, dal punto di vista estetico) ha rovinato la bellezza della Messa Tridentinaaffinché nell’aprile 1970, in una lettera aAdige, tuona: “Oggi non mi convertirei né diventerei sacerdote. Ma quello che sono diventato, cattolico sotto i nazisti nel ’34, prete nel caos del ’47, intendo rimanere story”… ccontinuando a celebrare la Messa in latino, in forma preconciliare, con tutte le genuflessione… Al vescovo Gottardi osò scrivere nel novembre di quello stesso 1970: «In pubblica riparazione per gli oltraggi di irriverenza e di disprezzo per ogni espressione di pietà e dovuta riverenza verso il Sommo Sacramento, che si manifestano in questa nuova liturgia… caricatura di colui che ho abbracciato… vi propongo quindi di contrapporre la terraferma di Trento con l’isolotto di Firenze“. (L’isolotto di Firenze period il luogo e l’emblema dei cattolici progressisti del dissenso).

Un fenomenale F reazionario, quindi? Bene, conservatore certamente sì. Conservatore della bellezza dei riti e dei canti, prima ancora della dottrina. Un personaggio dunque che oggi può essere scomodo. Ma gli eccessi gli sono perdonati perché l’irruenza, ben espressa da quella corsa scatenata sulla spiaggia nordica, period figlia di una generosità e di un’attenzione umana – oltre che di una raffinatezza culturale – che non si possono definire eccezionali. Lo stesso motto che aveva scelto e che scrive in fondo alla seconda pagina del terzo quantity del “Repertorio cantus plani” è un autoritratto del fenomenale F: “Zelus domus tuae comedit me / lo zelo per la tua casa mi ha consumato”, Espressione del Salmo 68 che viene ricordata dall’evangelista Giovanni a proposito della violenta reazione di Gesù davanti ai mercati del tempio di Gerusalemme, scacciato con le fruste.

Convertito dalla bellezza del canto liturgico, il fenomenale F non si sentiva più a suo agio una Messa cattolica che aveva scelto la through della comprensibilità e dell’impegno sociale, nello spirito del Concilio Vaticano II straordinario. Che don Lorenzo può aver sottovalutato, preso com’period dalla sua passione per la liturgia. Per questo, negli ultimi anni che precedono la fatale sbandata del gennaio 1976 sull’autostrada del Brennero, di ritorno da Monaco a Trento, sempre in Alto Adige vicino a Vipiteno, il fenomenale F aveva intensificato il suo impegno pedagogico verso le nuove generazioni del Trentino, con accenti affettuosi e sentiti are available in questa lettera a Danilo Curti, allora beneath naja, del settembre 1974: «Non so fino a che punto ho il diritto, o ho ragione, di rivolgermi a voi su questo viaggio arduo e solitario… Tu da parte tua non devi cadere nell’errore di essere già qualcosa, e di non aver bisogno di diventarlo con tante fatiche e tante battute d’arresto, con vane speranze e anche con colpi di fortuna inaspettati, ma sempre con un impegno senza ferie…”.

Solitudine, fatica, impegno: gli immancabili compagni di ogni studio e di ogni lavoro presi sul serio, fino in fondo, con una passione che diventa destino. È una delle grandi lezioni del fenomenale F, l’americano a Trento, cercatore (e non predatore) dell’arca perduta di grande bellezza.

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