Un bebè nel branco, un libro per far funzionare il sistema famiglia con cani e bambini

Membro del Comitato Scientifico di Kodami

Veterinario esperto in benessere animale

Vivere con un cane è un’esperienza unica, che cambia la vita e la migliora. Ma purtroppo non è sempre così. Alcuni fattori incidono gravemente sulla qualità del rapporto uomo-animale che a volte si rompe. Quella che segue è spesso la vendita dell’animale, a un familiare, advert altre persone oa strutture che se ne prendono cura, il canile in primis. Nella peggiore delle ipotesi, gli animali vengono abbandonati.

Alcune circostanze sono state identificate come fattori di rischio per l’abbandono e l’abbandono di un cane. Tra questi ci sono i comportamenti dell’animale percepito come indesiderato da persone o principali cambiamenti nella vita familiare, advert esempio l’arrivo di un figlio.

Con la nascita di un bambino arrivano tanti sconvolgimenti: nuove routine, responsabilità e preoccupazioni che rischiano sbilanciare il rapporto uomo-animale. I neogenitori possono provare apprensione per la gestione del tempo e degli impegni, paura per la sicurezza del nuovo arrivato, necessità di rivedere le priorità e altre emozioni che possono influenzare la decisione di mettere da parte il cane o il gatto.

Tuttavia, queste dinamiche possono essere prevenute e gestite nel migliore dei modi se ci si prepara correttamente e ci si fa aiutare da personale esperto. Ne abbiamo parlato con gli autori del libro a quattro mani “Un bambino nel branco”Claudia Enas e Chiara De Filippi.

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Gli autori del libro “Un bambino nel branco”

Claudia Enaseducatore cinofilo con approccio relazionale, es Chiara De Filippi, educatore cinofilo e Doula (caregiver che assiste le donne in gravidanza). Entrambe le madri guidano i neogenitori attraverso un’esperienza di sana convivenza in un sistema familiare dove nessuno è messo da parte. Dalla gravidanza ai primi due anni di vita di un bambino, oltre miti e leggende e oltre i cliché del primo dispensatore di consigli di turno, Claudia e Chiara ribaltano anche un po’ aspettative di coloro che sperano di avere tra le mani linee guida universalmente applicabili.

Per i due autori, “consigli, suggerimenti e ammonimenti contro futuri genitori e neogenitori si sprecano e provengono da qualsiasi settore e da vari professionisti” e “tante famiglie navigano a vista per mari popolati da miti e pregiudizi culturali… che a volte portano a problemi reali di convivenza, a difficoltà comunicative e relazionali che inevitabilmente ricadono a spese del cane”.

Da queste premesse ilnecessità di una sana prevenzione, perché sappiamo che spesso ci rivolgiamo al professionista troppo tardi. Così Claudia e Chiara hanno deciso di mettere a disposizione le conoscenze acquisite negli anni, attraverso esperienze personali e professionali di accompagnamento di famiglie con cani e bambini.

I nuovi genitori sono così forniti attraverso l’biro strumenti per potersi orientare verso una sana e sicura convivenza. Lo sono infatti idee e suggerimenti sull’organizzazione degli spazi e dei ritmi familiari dalla gravidanza e dall’arrivo del bambino a casa tranne Claudia e Chiara smantellano anche i cliché e focalizzare sempre e solo l’attenzione sull’unicità della famiglia, sull’individualità del cane ma soprattutto sulla relazione.

Questo non è un manuale che spiega come comportarsi e quali sono i passaggi da seguire metodicamente. Il libro, d’altra parte, fornisce risposte e soluzioni non commonplace e porta il lettore a porsi domande e interrogare certezze. Un approccio che stimola lo sviluppo delle capacità personali e dia un orientamento per consentire al lettore di lavorare sul proprio sistema familiare, passando attraverso l’individualità dei suoi membri.

L’empatia come strumento di crescita profonda

Crescere nella propria casa con un animale e condividere con lui tutti i momenti familiari è un’esperienza unica e un’immensa fonte di crescita individuale. Il ruolo pedagogico degli animali è stato documentato grazie a numerosi studi che descrivono i benefici sociali che derivano dalla convivenza.

La sperimentazione di emozioni optimistic, il supporto emotivo ricevuto, lo sviluppo di comportamenti prosociali e una maggiore attenzione sociale positiva sono i principali benefici riconosciuti.

In “Un bambino nel branco” gli autori raccontano advert alta voce come la convivenza tra bambini e cani sia un valore aggiunto se ben condotta e quando vengono rispettate le premesse di base, ovvero la modelli relazionali ed empatiaed è qui che entra in gioco la responsabilità dei grandi.

Il libro aiuta i neogenitori a gettare le basi per lo sviluppo del bambino dono naturale di considerare l’altro: L’empatia verso il cane. Così spiega l’importanza dell’educazione nell’osservazione del cane, della verbalizzazione delle sue emozioni e dell’interpretazione dei suoi comportamenti. Perché si è irrigidito? Qual è il ringhio? Perché è importante che il cane abbia uno spazio privato? Perché dobbiamo rispettare i suoi spazi ei suoi ritmi?

Imparare queste nozioni aiuta a rispettare l’altro, ma non un rispetto basato su una visione funzionale (“ti rispetto perché poi saremo amici”), ma basato sul desiderio che l’altro stia bene (“il bene che voglio per te” ).

Sicurezza e mediazione, i pilastri del libro

I due pilastri su cui si basa il libro sono i sicurezza e il mediazione. Parole chiave che spostano il focus da consigli e divieti assoluti al valore della relazione nel riconoscimento dell’altro.

Questi due principi sono alla base di uno corretta convivenza tra cane e bambino, per la sicurezza di entrambi. I genitori sono quindi interpreti e traduttori per entrambe le parti. La sicurezza e la mediazione si realizzano attraverso i processi di osservazione, riconoscimento dell’individualità dell’altro, rispetto e legittimità, accettazione e corretta gestione.

Ce ne parlano gli autoriimportanza che il cane si senta al sicuro nel nuovo contesto familiare; atteggiamenti estremi come l’isolamento da un lato e la forzatura dell’interazione dall’altro, o le punizioni possono generare nell’animale molta sofferenza e persino reazioni “inaspettate”.

Così i genitori sono accompagnati advert essere osservatori, interpreti e traduttori per entrambe le parti e information ed educatori di una corretta comunicazione e di una sana relazione che passano attraverso il riconoscimento dell’individualità, il rispetto, la legittimità e l’accettazione dell’altro da ciò rafforzeranno ulteriormente il tutto il sistema familiare.

L’importanza dei modelli relazionali in “Un bambino nel branco”

Abbastanza spesso quando si pensa al convivenza cucciolo-cane ci pensi subitosicurezza del bambino ed eliminare tutti i potenziali pericoli.

Claudia e Chiara ci aiutano a capire come questi problemi possono essere gestiti attraverso una corretta comunicazione. Spesso si sottovaluta il potere incondizionato dei modelli relazionali, alcune emozioni generate da un po’ di gestione empatica possono essere imbevute molto facilmente nel bambino, che potrebbe manifestare difficoltà nel gestirle. Ma cosa significa esattamente?

I due autori ce lo spiegano nel testo e usano esempi per facilitarci l’assimilazione. Ecco l’esempio dell’isolamento e dell’allontanamento del cane come strumento preventivo.

“Una delle più grandi tragedie vissute dai cani è legata proprio all’isolamento sociale; cani estranei alla famigliasegregati in giardino o in staccionate o, peggio ancora, in balconi e terrazzi”. Dinamiche come questa, oltre advert avere un enorme impatto sulle emozioni del cane, fungono anche da modello relazionale per il bambino che è come una spugna capace di assorbire ciò che accade intorno a sé, così gli atteggiamenti degli adulti si trasformano in modelli relazionali percepiti come corretti e accettabili, i bambini e potranno poi riprodurli in futuro, perché normalizzati.

Una testimonianza riportato nel testo è di particolare impatto e merita menzione.

Di fronte alla possibilità di trasferire in canile il cane di famiglia, dovuto all’arrivo del secondo figlio e in concomitanza con alcuni problemi comportamentali manifestati dal cane, il piccolo Carlo cube alla madre: “Mamma, non possiamo abbandonare Stella solo perché lei è così. Se mi comportassi male, mi daresti through? ”.

Le parole di Carlo sono inquietanti, ma attraverso queste parole è riuscito a risvegliare nel sistema familiare l’empatia di cui avevano bisogno per funzionare come gruppo. Il lieto wonderful ha voluto che Stella restasse a casa con la sua famiglia che “ha scelto di iniziare un percorso educativo che guidasse tutta la famiglia verso la conoscenza reciproca. Questo ha dato a tutti maggiore sicurezza e consapevolezza dei bisogni del gruppo”.

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